Intorno ai quarant’anni

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Intorno ai quarant’anni, mi accorsi di trovarmi in un momento molto oscuro della mia vita.
Qualunque cosa facessi, nella «Selva» della realtà del 1963, anno in cui ero giunto, assurdamente impreparato a quell’esclusione dalla vita degli altri che è la ripetizione della propria, c’era un senso di oscurità.

Non direi di nausea, o di angoscia: anzi, in quella oscurità, per dire il vero, c’era qualcosa di terribilmente luminoso: la luce della vecchia verità, se vogliamo, quella davanti a cui non c’è più niente da dire.

Pier Paolo Pasolini

non voglio cancellare il mio passato

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Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi.

Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l’ha fatto solo per i suoi sporchi comodi.

Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.

Oscar Wilde

E’ la vita che ti dà un senso

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La vita non ha senso. Anzi, è la vita che ti dà un senso.
Sempre che noi la lasciamo parlare.
Perché prima dei poeti parla la vita. Dobbiamo ascoltarla, la vita.
Il poeta soffre molto di più, però ha una dignità che… non si difende neanche, alle volte.
È bello accettare… anche il male. Una delle prerogative del poeta, che anche è stata la mia, è non discutere mai da che parte venisse il male, l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente; è diventato poesia.
Ecco, il cambiamento della materia che diventa fuoco, fuoco d’amore per gli altri, anche per chi ti ha insultato.

Alda Merini

L’ultima versione

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Non so se l’ultima versione che mi è giunta alle orecchie è la più patetica. la più divertente o la più pericolosa.
Sto decidendo.
Per ora mantengo la posizione, sono quello senza sangue.

m.

Dipendenza debolezza inermità

“Idee forti” del suo pensiero sono la figura dell’“uomo-figlio” e quella del “marito e padre-padrone”.

Sul capovolgimento che si può ipotizzare all’origine tra la posizione di dipendenza, debolezza, inermità del figlio e quella dell’uomo, padre, marito non si riflette mai abbastanza. La violenza maschile scatta quasi sempre quando una donna si separa, o pretende di decidere autonomamente della propria vita. È il momento in cui le parti sembrano di nuovo invertirsi, tornando al punto d’origine: la libertà femminile va a confondersi col fantasma della potente genitrice che può decidere della tua vita e della tua morte, che mette in scacco sicurezze virili, e per ciò stesso fa emergere fragilità e dipendenze insospettate. A volte, intollerabili. Come uscirne? … Un passo avanti significativo può essere, da parte maschile, portare nella vita pubblica la fragilità, i bisogni che finora ha consegnato al privato, alle cure di mogli, sorelle e madri, partire dal riconoscimento che la dipendenza è parte integrante della vita di tutti e che è responsabilità collettiva darvi una risposta.

Intervista a Lea Melandri: Amore e violenza

Maschile

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Interrogarsi sul proprio simbolico maschile.
Indagare.
Andare alla radice del proprio genere.
Essere radicali nell’analisi. Non c’è altra strada.
La violenza maschile è dentro noi uomini, maschi,
non va cercata e ridotta, fuori di noi.
Nessuno è immune.

m.

Quando tu sarai vecchia

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Quando tu sarai vecchia, bimba (Ronsard già te lo disse),
ricorderai quei versi che io recitavo.
Avrai i seni tristi d’aver cresciuto i figli,
gli ultimi germogli della tua vita vuota…
Io sarò così lungi che le tue mani di cera
areranno il ricordo delle mie rovine nude.
Comprenderai che può nevicare in Primavera
e che in Primavera le nevi son più crude.
Io sarò così lungi che l’amore e la pena
che prima vuotai nella tua vita come un’anfora piena
saranno condannati a morire tra le mie mani…
E sarà tardi perché se n’è andata la mia adolescenza,
tardi perché i fiori una volta danno essenza
e perché anche se mi chiamerai io sarò così lungi.

Pablo Neruda “IL nuovo sonetto a Elena”

Amo

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Amo l’amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può esser fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.

Farewell – Pablo Neruda

gli anni

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Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa. E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo. Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure. Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.
José Saramago

Fotografia. di Kikí Dimulà

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Fotografia 1948

Ho un fiore in mano forse.
Strano.
Nella mia vita deve esserci
stato un giardino un tempo.
Nell’altra mano stringo
una pietra.
Con fiera grazia.
Nessun sospetto
per preavvisi di mutamenti,
sentore di difese piuttosto.
Nella mia vita deve esserci
stata ignoranza un tempo.
Sorrido.
La curva del sorriso,
il cavo del mio umore,
somiglia a un arco ben teso,
pronto.
Nella mia vita deve esserci
stato un bersaglio un tempo.
E predisposizione a vincere.
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la vita

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Tra la forma della vita e la vita
c’e’ la stessa differenza
che tra un liquore alle labbra e il liquore
chiuso nell’anfora.
Quest’ultimo e’ eccellente a conservarlo –
ma per i bisogni dell’estasi
e’ meglio quello senza sughero –
lo so perche’ ho provato.

Emily Dickinson

uomo medio

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“..Perché ti scrivo tutto questo? Perché ti convinca che mi sono trovato altre volte in condizioni terribili, senza per questo disperarmi. Tutta questa vita mi ha rinsaldato il carattere. Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze, non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima […]. Io non voglio fare né il martire né l’eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo.”

Antonio Gramsci, Lettera al fratello Carlo del 12 settembre 1927

Ci sono donne

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Ci sono donne che, prima di fidanzarsi “ufficialmente”, sono un focolaio batteriologico di musi lunghi; lamentele; tuffi carpiati dentro le relazioni più assurde; elucubrazioni mentali che si attivano in loop sul “perché, perché è così stronzo”; occhiaie da notti insonni; acne da stress; vita sociale ridotta ai minimi storici poiché neanche più la lavatrice vuole starle a sentire; minuti di telefonate al cellulare esauriti come la pazienza di chi le ha ascoltate per lungo tempo.
Appena incontrano uno – e dico uno – che se le fila, diventano esperte di fenomenologia antropologica. D’un tratto, sanno perfettamente come far capitolare un uomo; come stare saggiamente in una storia; quando è presto per andare a convivere; quando è tardi per sposarsi; a cosa deve portare un rapporto; da cosa invece deve stare lontano.
Ti aspetti che, da un momento all’altro, possano stilare un manuale di sopravvivenza per donne single, e ti dici che potrebbero farlo davvero quando le sorprendi a snobbare le loro amiche di sempre, perché ora non hanno più tempo né voglia di stare a sentire le loro paturnie.
Fino al giorno in cui non si scoprono nuovamente sole. Allora, i fantasmi della non accettazione, e del disamore verso sé stesse, riappaiono. Feroci più di prima. Affinché comprendano come l’amore sia due mani che si tengono e non due sconosciuti che si aggrappano.

Antonia Storace